Guspini

Ultima modifica 14 maggio 2020

Con i suoi circa 11.500 abitanti divisi tra il nucleo principale e le frazioni di Montevecchio e Sa Zeppara,  Guspini occupa la punta più a nord ovest della nuova provincia del Sud Sardegna. Dalla superficie di 174 km quadrati e un altitudine che varia da 0 a 750 mt s.l.m, il suo territorio si estende dai confini con l’oristanese ai rilievi metalliferi dell’Iglesiente, dalla pianura del Campidano allo stagno di Santa Maria di Neapolis.

Si trova nell'antica subregione storica del Monreale, nel periodo feudale fu inglobato nel territorio del Marchesato di Quirra ma le sue origini sono ovviamente più remote e non mancano nel guspinese testimonianze prenuragiche, nuragiche e fenicio-puniche.
Il centro abitato ha una struttura alto-medioevale la cui testimonianza più antica è offerta dalla caratteristica chiesa di Santa Maria di Malta costruita a pochi metri di distanza da una fonte romana (Sa Mitza de S.Maria nota anche come Mitza  Simius )


La natura ricca, e in gran parte incontaminata, offre al turista paesaggi ed emozioni indimenticabili. Nella macchia mediterranea compresa tra Montevecchio e la foce del rio Piscinas domina con la sua imponenza e bellezza il Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus) la varietà sardo-corsa del cervo rosso europeo (cervus elaphus elaphus Linnaeus), rispetto al quale è leggermente più piccolo e più snello. Una specie esclusiva della fauna vertebrata in Sardegna che a Montevecchio non è raro incontrare anche in prossimità delle strutture minerarie fino ai margini del centro abitato.
La folta e intricata vegetazione consente inoltre un sicuro rifugio per cinghiali, martore, volpi, donnole, gatti selvatici, conigli, lepri, porcospini e topi quercini. Importanti endemismi faunistici arrichiscono ulteriormente la specificità di questi ambienti come la presenza del geotritone sardo, del discoglosso, dell’algiroide nano e del tarantolino.
Verso la costa, lo Stagno di Santa Maria di Neapolis offre i colori dei fenicotteri rosa e delle altre specie che qui trovano il proprio habitat.

All’interno del paese, un piccolo cono di origine vulcanica ospita le caratteristiche “canne d’organo”, colonne basaltiche alte 20 metri, dalla sezione prismatica, utilizzate in antichità come materiale da costruzione insieme al granito e ai tradizionali mattoni di terra cruda realizzati con fango e paglia. 
Dall’alto del Monte Margherita, un caratteristico monolite granitico, si affaccia sul paese accavallato sul ripido costone e prende per questo il nome di “Sa Rocca Incuaddigada” (la roccia accavvallata) sormontata fino al 1950 da un altro grande masso fatto cadere da ignoti in quell’anno.

La storia della società Guspinese è fortemente segnata dall’imponente lavoro estrattivo che, dalla meta dell’ottocento, si trasforma in pochi anni in una realtà mineraria tra le più importanti d’Europa. Le miniere di piombo e zinco producono, oltre alla materia anche alcune importanti opere di innovazione tecnologica. In particolare “l’autopala” progettata e realizzata nelle Officine di Montevecchio sotto la direzione di Laterio Freni, cambia radicalmente alcune fasi di lavorazione agevolando il lavoro dell’operatore nelle operazioni di sgombero del materiale che, prima dell’autopala, comportavano una fatica inumana. La nascita della grande avventura mineraria si deve in gran parte alle vicissitudini legate all’imprenditore e politico Giovanni Antonio Sanna. Negli anni di maggiore splendore le miniere di Montevecchio davano occupazione a diverse migliaia di persone,  la chiusura definitiva delle miniere avviene nel 1991 dopo anni di occupazione dei pozzi.

La gastronomia guspinese si integra all’interno dalla cucina campidanese ed è fortemente influenzata dalle peculiarità ambientali e da quelle produttive dei settori legati all’agricoltura e alla pastorizia.
Caratteristica comune ai paesi del campidano, a cui guspini non si sottrae, è la produzione del pane nelle diverse varianti tipiche di questa zona. “Su civraxiu” , la grande focaccia dalla crosta bruna e croccante chiamato a Guspini “su Pani Mannu”, insieme a “su cocoi” e “sa costedda” si affiancano alle produzioni dei pani più moderni per accompagnare i tutti i piatti che compongono la dieta campidanese, i cui primi piatti rispecchiano le economie povere di un tempo: minestre di legumi insaporite da lardo e erbe selvatiche; piatti preparati con verdure degli orti e carni da cortile, insaporiti con olive, carciofi o semplice olio d’oliva; ravioli con ripieno di ricotta e i tipici malloreddus, i famosi gnocchetti diffusi in tutta la regione, che trovano la loro origine nel grano del Campidano.

Anche i prodotti della campagna sono numerosi e su di essi si basano molti piatti tradizionali: lumache, asparagi, cardi e funghi, che si gustano sia in piatti elaborati sia in quelli preparati con la grande semplicità che distingue la cucina sarda. La parte collinare-montuosa offre generosamente i prodotti della pastorizia, dal capretto, all’agnello, con le numerose qualità di formaggi che ne derivano, e che con la selvaggina composta per lo più da pernice e di cinghiale, costituisce una importante risorsa alimentare.
Anche la produzione dolciaria non si discosta da quelle che sono le produzioni dei dintorni con la mandorla che spadroneggia tra gli ingredienti base per amarètus, guefus e pabassinas che si affiancano a Pirichìtus, Pistocheddus e le caratteristiche Pardulas del periodo di Pasqua. Il torrone è forse il vero fattore differenziante delle produzioni dolciarie locali, lavorato da esperti artigiani locali con le mandorle e il rinomato miele del posto che ne caratterizza l’aroma. 

L’artigianato non si discosta dal ragionamento fatto per le produzioni locali, anch’esso infatti è legato a filo doppio con la cultura agropastorale e mineraria di Guspini. Fabbri, Falegnami, Sarti, Ceramisti. Quelli che un tempo erano i mestieri e le arti strumentali al vivere quotidiano sono conservate da alcuni artigiani che con le loro opere li conservano e li tramandano. La produzione che più di altri si è sviluppata negli ultimi anni è legata al coltello. A Guspini è presente infatti un particolare coltello detto appunto “Guspinesa”: il coltello del minatore, tipico per avere la punta mozzata, a seguito della legge "Giolitti" del 1908, che vietava il porto di coltelli appuntiti atti a offendere.